Apr 18, 2016 - Attualità, Referendum2016    No Comments

Trivelle sì, trivelle no.

votoPremesso che credo nella democrazia.
Premesso che, avendo premesso il punto precedente, ognuno è libero di esprimere il suo voto come meglio crede.
Premesso che un capo di governo che invita all’astensione per me è un irresponsabile.
Premesso che prima di andare a votare per il referendum ho provato ad informarmi (nonostante l’oscurantismo mediatico e l’invito all’astensionismo).
Premesso che chi sostiene ci sia stata poca informazione non viene scusato dalla sottoscritta (internet non serve solo per accedere a Facebook).
Premesso che i 350 milioni di Euro spesi per il referendum potevano comunque essere risparmiati accorpando il referendum alle elezioni amministrative 2016.
Premesso che le piattaforme entro le 12 miglia sono 92, la maggior parte nel mare Adriatico (fonte: unimg.mise.gov.it ).
Premesso che tali piattaforme estraggono soprattutto metano e che hanno contribuito a soddisfare il fabbisogno nazionale fino ad un massimo del 3% (soltanto).
Premesso che l’Italia continua ad importare idrocarburi da altri paesi per soddisfare il fabbisogno nazionale di energia.
Premesso che l’Eni, la compagnia di Stato italiana, è azionista di maggioranza di 76 impianti sui 92 totali.
Premesso che il guadagno annuo dell’Eni sulla vendita di petrolio ed idrocarburi è giustificabile solo se assumiamo che la stessa Eni vende anche all’estero, altrimenti i conti non tornano.
Premesso che le aziende che estraggono idrocarburi oltre le tasse pagano le imposte sul valore della vendita del gas o del petrolio (le royalties), ma queste imposte per chi trivella in mare in Italia sono molto basse (7% per il gas).
Premesso che nel 2015 tutte le estrazioni, sia su mare sia in terra, hanno prodotto un gettito da royalties pari a 352 milioni.
Premesso che le piattaforme italiane entro le 12 miglia hanno pagato circa 38 milioni di imposte (un dato molto basso se messo a confronto con quello precedente, quindi i petrolieri pagano poche tasse e le regioni e lo stato incassano poco).
Premesso che gli unici che ci guadagnano di più sono i viggianesi, abitanti di Viggiano (Potenza), che è il comune che ha ricevuto ben 16 milioni dei 32 citati, perché ha la riserva di petrolio più vasta d’Italia (chissà come si vive a Viggiano?! fonte: web).
Premesso che, secondo il bilancio GSE, il consumo di energie rinnovabili in Italia nel 2015 è stato circa del 17% sul totale dei consumi nazionali (fonte: GSE Stime 2015).
Premesso che chi incassa il gettito da Royalties in Italia è per circa il 50% le regioni e per un 25-30% lo Stato.
Premesso che il consumo di gas e petrolio sta progressivamente diminuendo, grazie anche agli incentivi degli anni precedenti ai privati ed alle imprese (non degli ultimi più recenti anni, però).
Premesso che un paese che resta legato a fonti di energia che non possiede sarà sempre costretto a dipendere da qualcun altro, oltre che rimanere un paese arretrato.
Premesso che, con la vincita del Sì e quindi con la progressiva fine delle concessioni, l’Italia sarebbe stata costretta a muoversi più concretamente verso le fonti rinnovabili nel lungo periodo.
Premesso che entro il 2018 l’Europa ci ha chiesto di raggiungere l’obiettivo del 18% della produzione di energia rinnovabile.
Premesso che per produrre il 18% di energia rinnovabile sono necessari investimenti da parte delle aziende che producono energia.
Premesso che il governo Renzi non ha fornito la spinta necessaria, in termini di incentivi, allo sviluppo di nuove fonti di energia rinnovabili e quindi il 18% che ci ha chiesto l’Europa è ben lontano.
Premesso che gli Italiani già pagano un contributo per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili (la voce A3 nella bolletta energetica, lo sapevate? Beata ingnoranza! fonte: web), ma negli ultimi tre anni i dati statistici segnano un forte rallentamento nello sviluppo del settore (lo finanziamo senza saperlo e non cresce, praticamente, quindi ‘ndo vanno quei soldi?).
Premesso che la sfida allo sviluppo di energie rinnovabili è anche una sfida in termini occupazionali, perché investire nell’energia pulita significa ricostruire, costruire e riqualificare aziende, con un possibile conseguente impatto sull’occupazione in un settore che, se favorito, può espandersi.
Premesso che incentivare il consumo e la produzione di fonti di energia rinnovabili sarebbe perfettamente in linea con quanto discusso nella conferenza internazionale sul clima di Parigi dello scorso dicembre 2015 (mi pare che l’Italia c’era, o no?).
Premesso che le attività di trivellazione ed estrazione (stiamo parlando di piattaforme che estraggono entro le 12 miglia, quindi vicine alla costa), possono rilasciare sostanze inquinanti e contaminanti con effetti a lungo termine sull’ecosistema marino.
Premesso che certamente la lotta all’inquinamento marino non si risolve soltanto con la diminuzione delle trivelle in mare che ci sono sicuramente fattori molto più inquinanti (i nostri rifiuti, per esempio? Le fabbriche che smaltiscono nei fiumi i residui tossici della loro produzione, per esempio?), ma vale comunque la pena di lottare contro ogni piccolo abuso.
Premesso che ci sono stati comunque 15 milioni di italiani che hanno votato e quindi non sono rimasti indifferenti all’argomento.

Premesso tutto questo, io ho votato Sì, ma l’ho fatto solo per l’orso polare che è da quando sono nata che è in via di estinzione.